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Anni Venti: protagonisti i piloti sul Colle di Montenero

12.06.2024

Spentisi i motori della I Coppa Montenero - gara prettamente automobilistica disputata il 25 settembre 1921 - la sezione motociclistica dell’Auto-Moto Club Livorno organizzò dopo soli tre mesi la II Coppa Autoyl ed a luglio 1922 un Campionato Sociale riservato ai motociclisti iscritti al club medesimo. Ma erano numerosissimi i nostri concittadini appassionati di motori che chiedevano insistentemente attraverso le locali testate giornalistiche di veder disputata nuovamente una gara per le quattro ruote: fu per questo motivo che il successivo 27 agosto venne allestita la II Coppa Montenero, edizione che si snodò su un circuito stradale di 20 km, da percorrersi otto volte dalla Rotonda di Ardenza Mare, attraversando le colline di Montenero, del Savolano e del Castellaccio, per scendere lungo il Romito e tornare ad Ardenza Mare. Passarono sulla linea di partenza, davanti allo sventolio della bandiera a scacchi, 15 vetture. Il vincitore della precedente gara, Corrado Lotti, prese subito il comando della corsa, ma già al secondo giro si presentarono grossi problemi al motore della sua Ansaldo 4CS, costretta a fermarsi a bordo strada. Trovò quindi campo vinto il Conte Carlo Masetti di Bagnano, alla guida di una potente Bugatti 37, il quale si dimostrò il più veloce sulle circa 160 curve del circuito alla velocità media di 63 km/h.

Tuttavia la competizione sportiva non riuscì nemmeno in questa rinnovata edizione ad avere un’adeguata risonanza al di fuori dei confini toscani, rimanendo pressochè ignorata dalla stampa sportiva nazionale e questo fu il suo principale motivo di criticità, poiché i finanziatori risultarono ancor più sparuti e si temette fortemente per la prosecuzione della manifestazione negli anni successivi. Infatti, dopo alcuni mesi di stallo, alcuni dei vecchi organizzatori decisero di ritirarsi in quanto numerosi creditori bussavano alle porte e sembrò seriamente a rischio il proseguo della Coppa, anche per la scarsa dotazione di premi da poter mettere in palio.

Una insperata ed improvvisa svolta arrivò il 27 marzo 1923, quando venne formalmente costituito l’Automobile Club Livorno, del quale assunse la prima Presidenza il Cav. Emanuele Tron; Vice-Presidenti Gino Giubbilei (responsabile anche della sezione interna del Moto Club) e Gino Serafini, mentre andarono a comporre il Consiglio Direttivo altri quindici Consiglieri. L’istituzione potè godere sin dal momento della sua fondazione sia dell’apprezzamento che di un sostanziale aiuto economico da parte dell’ACI, massimo organo dell’automobilismo nazionale.

In virtù di questi significativi riconoscimenti da parte dell’Automobile Club centrale, l’A.C. Livorno potè interessarsi fattivamente della Coppa Montenero, tenendo conto dell’elevato numero di spettatori registrati nelle due prime edizioni e con lo scopo di valorizzare ulteriormente l’ineguagliabile fascino del circuito.

Come primo, concreto intervento, si riuscì a rateizzare i debiti pregressi, determinando una nuova situazione che permise di organizzare il 26 agosto 1923 la III Coppa Montenero. Fu registrata l’iscrizione di 16 piloti, i quali si cimentarono su 180 km, dovendo percorrere otto giri su un percorso che ricalcò quasi del tutto quello dell’edizione precedente. L’entusiasmo degli sportivi livornesi esplose nel veder consegnare la palma della vittoria al concittadino Mario Razzauti alla guida di una Ansaldo messagli a disposizione dal Garage Baroncini di via delle Galere. Ad onor del vero, la sua affermazione fu dovuta principalmente ai numerosi guasti e forature che determinarono il ritiro di molte vetture degli altri concorrenti, anche se egli era risultato sempre far parte del gruppo di testa.

Dunque, la spinta economico-organizzativa fornita dall’Automobile Club Livorno aveva permesso di azzerare in breve tempo i debiti precedentemente accumulati e di porre le basi per consolidare il proseguo negli anni successivi di questa competizione, il cui futuro, grazie ad uno sponsor di così alto livello, poteva dirsi finalmente assicurato.

Nel seguente anno la IV Coppa Montenero venne organizzata dalla sede livornese dell’A.C. totalmente con proprie risorse, senza ricevere alcun contributo dall’ACI nazionale. In quell’occasione, fu registrato per la prima volta un consistente arrivo di numerosi giornalisti sportivi da tutta la penisola. Allo sventolare della bandiera a scacchi per la partenza il 17 agosto, 14 i piloti che si cimentarono con l’ormai canonica formula degli otto giri, per un totale di 180 km.: riuscì a tagliare il traguardo soltanto la metà degli iscritti e tra tutti primeggiò il lucchese Renato Balestrero al volante di una OM 665. Grazie al forte impulso fornito dall’A.C. Livorno, la Coppa raggiunse rapidamente prestigio e fama a livello nazionale, mentre l’attenzione della stampa sportiva divenne altissima, amplificando la notorietà della manifestazione al punto tale da vedere il 16 agosto 1925 ben 26 vetture sul nastro di partenza, pronte a cimentarsi per la V Coppa Montenero lungo i giri - diventati dieci, ciascuno da 22,5 km - sulle colline ed il lungomare livornesi. Durante la premiazione, salì sul gradino più alto del podio Emilio Materassi, pilota subito ingaggiato dalla casa torinese Itala, che nessun altro corridore riuscì a spodestare anche nelle tre edizioni successive: il suo fu un vero monologo per un quadriennio, poiché vinse per quattro volte consecutive, nel 1925 e 1926 alla guida di una rossa Itala 51 (detta "la Canarona"), nel 1927 con una Bugatti T35C e nel 1928 al volante di una Talbot Darracq 700. Grazie a questo poker di vittorie, il grande pilota nativo del Mugello venne soprannominato "Re di Montenero".

Nel 1926 l’ACI da associazione venne trasformato in ente morale - stante la spiccata rilevanza sociale - ed assunse la denominazione di Reale Automobile Club d’Italia (RACI) in considerazione del fatto che S.M. Re Vittorio Emanuele III gli aveva attribuito l’Alto Patronato.

In quell’anno la sede livornese dell’Automobile Club - principale finanziatrice dell’evento - stabilì lo svolgimento della VI Coppa Montenero nel giorno di Ferragosto con lo scopo di attirare il maggior numero possibile di spettatori e turisti. Il successo registrato fu notevole grazie alla pubblicità offerta dai giornali "Corriere di Livorno", "Gazzetta Livornese" e "Il Telegrafo", ma soprattutto per la dotazione di 100mila lire in premi.

Confermati i dieci giri di corsa, per un totale di 225 km, che videro dal primo minuto l’Itala di Materassi in testa ai 29 partenti, pilota quindi acclamato sul gradino più alto del podio.

In questa edizione fece il suo debutto con le gare automobilistiche il livornese Franco Cortese, il quale si piazzò al quinto posto per aver purtroppo accumulato un ritardo dovuto alla sostituzione delle candele della sua auto, gemella della rossa, grossa quattro ruote di Materassi.

Non casuale il ruolo di starter ricoperto dal politico Costanzo Ciano, in quel momento Ministro delle Comunicazioni, il quale, sempre impegnato ad esaltare la sua figura nel contesto cittadino, si mostrò al folto pubblico come appassionato animatore della corsa, intrattenendosi con i piloti sia alla partenza che nella fase della premiazione.

Il suo fervore per questa gara portò una novità in occasione della successiva VII Coppa Montenero, che, diversamente dalle precedenti, venne infatti disputata in due giorni (14 e 15 agosto 1927), vedendo dedicata alla Formula Libera la prima giornata, riservando quella successiva soltanto alle vetture della Formula Sport. In quel secondo giorno, la Contessina Maria - figlia di Costanzo Ciano - in onore del padre mise in palio un premio speciale da assegnare al pilota che avesse fornito la miglior prestazione sportiva. Grazie all’istituzione di questa speciale premiazione prese così vita la I Coppa Ciano, trofeo a quel tempo di assoluto prestigio sportivo: per questo motivo, successivamente la denominazione della gara venne integrata, diventando Circuito del Montenero-Coppa Ciano, come vedremo più approfonditamente nel prossimo numero.